SYNTHETIC LOVE

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Un essere sintetico, un feticcio, creato dall’ uomo per sfamare quei  bisogni alti e bassi che lo divorano.

Un amore grottesco, inesatt , che è lontano dall’amore stesso a cui anela.

L’innocenza di una neonata creatura che di lui ha bisogno, che cerca di soddisfare oltre i propri limiti… perché cosi deve.

A synthetic being, a fetish, created by man to feed those high and low needs that devour him.

A grotesque, inexact love that is far from the very love it yearns for.

The innocence of a newborn creature who needs him, who tries to satisfy beyond its own limits ...

because it must.

Regia e coreografia Erika Silgoner

Musiche originali di Samuel Puggioni

Numero interpreti : 2

Durata : 25/35 minuti

Con il sostegno di Commedia Futura - Hannover

Con il sostegno di DANCEHAUSpiù

GOLEM raw mass

Regia e coreografia Erika Silgoner

Musiche originali di Samuel Puggioni

Numero interpreti :4

Durata : 50 minuti

Con il sostegno di Commedia Future - Hannover

Con il sostegno di DANCEHAUSpiù 

“Gōlem, dall’ebraico embrione, massa grezza.
Materia a cui ancora non è stata infusa un’anima.”

La parola “Gōlem” appare all’interno delle Sacre Scritture e significa “forma leggera”, ma- teriale “crudo”. È l’essere umano non finito di fronte agli occhi di Dio, è Adamo. Nell’ebraico moderno prende invece il significato di “muto” o “indifeso”.
Esiste una leggenda ebraica che narra di un gigante plasmato in creta, privo di verbo ed anima, ma incredibilmente forte e resistente, creato al fine di servire e proteggere il suo creatore ed il popolo di Israele. 

La coreografa Erika Silgoner affascinata da questa figura antropomorfa, rivisita il mito del “Gōlem” per indagare i limiti esistenziali dell’uomo contemporaneo e le complesse leggi che regolano la vita. 

“Gōlem, from the Hebrew embryo, raw mass.

Material to which a soul has not yet been infused.”

The word "golem" appears within the Holy Scriptures and means light form, a raw material. It is the human being who is not finished in front of the eyes of God, he is Adam. In mo- dern Hebrew it takes instead the meaning of mute or defenceless.
There is a Jewish legend that tells of a giant molded into clay, devoid of verb and soul, but incredibly strong and resistant, created in order to serve and protect its creator and the people of Israel.

The choreographer Erika Silgoner, fascinated by this anthropomorphic figure, revisits the myth of the "Golem" to investigate the existential limits of contemporary man and the com- plex laws that govern life.

CINDERELLA

Regia e coreografia Erika Silgoner

Musiche originali Samuel Puggioni

Numero interpreti:1

Durata : 40 minuti

Con il sostegno di:

SIT MASDANZA RESIDENCY

(Sala Insular de Teatro Las Palmas)

Con il sostegno di : DANCEHAUSpiù 

Immaginiamo una bellissima adolescente orfana, piena di grazia e purezza, immaginiamo due sorellastre malefiche, una matrigna severa ed ingiusta, un castello dorato ed un principe che la salva e leregala un romantico lieto fine...
...ecco, nulla di tutto ciò.

Questa Cenerentola ha 40 anni, è calva, ha una canuta e folta barba ed è un uomo!
Ed è proprio nella mente di questo quarantenne che ci muoviamo mentre affronta un doloroso cammino di analisi che lo porta a mettere in discussione ed a dubitare della sua intera esistenza.
In un mondo che tenta di inquadrarlo, di definirne la personalità, quest'uomo cerca di trovare il bandolo della matassa.
Ogni declinazione del suo essere trova collocamento in un disturbo, una patologia, vera o presunta.
Cammina in bilico tra le nevrosi che gli vengono attribuite e la percezione che egli stesso ha di esse.
Lotta per conquistare un equilibrio che possa confortarlo, basculante tra incubo e reale ambisce disperatamente al lieto fine.

Il nostro protagonista è Cinderella per tanti motivi nonostante la favola sia ben lontana da quest'uomo calvo e tutt'altro che adolescente, ma sogna disperatamente e goffamente il suo "vissero felici e contenti".
Cinderella è un dipinto amaro ed ironico, crudo e struggente che tenta di portare lo spettatore dentro una riflessione profonda.

Let's imagine a beautiful orphaned teenager, full of grace and purity, let's imagine two evil step-sisters, a severe and unjust stepmother, a golden castle and a prince who saves her and gives her a romantic happy ending ... ... here, none of this. This Cinderella is 40 years old, she is bald, has a white and thick beard and is a man! And it is precisely in the mind of this forty-year-old that we move as he faces a painful journey of analysis that leads him to question and doubt his entire existence. In a world that tries to frame him, to define his personality, this man tries to find the key to the problem. Each declination of his being finds its place in a disorder, a pathology, true or presumed. He walks in the balance between the neuroses that are attributed to him and the perception that he himself has of them. Fighting to achieve a balance that can comfort him, swinging between nightmare and reality, he desperately aspires to a happy ending. Our protagonist is Cinderella for many reasons despite the fact that the story is far from this bald man and anything but adolescent, but desperately and awkwardly dreams of the "happily ever after" of him. Cinderella is a bitter and ironic, raw and poignant painting that tries to bring the viewer into a deep reflection.

ODE TO THE FRAGILE MAN

Regia e coreografia Erika Silgoner

Musiche Autori vari

Numero interpreti : 6/8

Durata : 60 minuti

Con il sostegno di DANCEHAUSpiù

An investigation on the incapability to listen to other people's thought and to rejoyce of others successes... Incapability to admit other people's value for the fear to go out with our own ego. 

Conductor of the dynamics of the show is the mediocrity man, who conceals behind an apparent safety. In scene he provokes, he judges, he mortifies and, without scruple, he hurts the other protagonists labeled from him as useless and mediocre, becoming spoke- sman of a disarming and destructive attitude, largely diffused in the society now. 

He represents that typology of man in continuous search of confirmations, avid of flatteries and ever prepared to lavish of it.

Un’indagine sull’incapacità ormai dilagante di ascoltare l’altrui pensiero, sull’inabilità di gioire di successi che non siano i propri o di ammettere l’altrui valore per la paura di uscirne con il proprio ego in frantumi.
Conduttore delle dinamiche dello spettacolo è il mediocre per eccellenza, colui che si cela dietro un’apparente sicurezza.
In scena provoca, giudica, mortifica e, senza scrupolo, ferisce gli altri protagonisti da lui etichettati come inutili e mediocri, diventando così portavoce di un’attitudine disarmante e distruttiva, atteggiamento ormai largamente diffuso.
Egli rappresenta quella tipologia d’uomo in continua ricerca di conferme, avido di lusinghe e mai disposto ad elargirne.
Questo non volersi mettere in discussione, questa ingenerosità di fondo, mette in luce una società ormai spaventata dal confronto, insicura rispetto al proprio valore, abituata ad aver paura... mollemente adagiati su una vita che critichiamo, che vorremmo cambiare, ma della quale ci accontentiamo perché rivoluzionarla ci metterebbe davanti ad uno specchio, quello specchio che il nostro conduttore ritrova in ogni persona che attacca, quello specchio in cui puntualmente ritrova il vero Essere insignificante, l’unica persona della quale ha realmente paura, SE STESSO.

D'ISTANTI

Regia e coreografia Erika Silgoner

Musiche suoni della natura

Numero interpreti : 2

Durata: 10/25 minuti

Con il sostegno di DANCEHAUSpiù

Incontri rubati di un’appartenenza non codificata.
 Affinità elettive che vivono di incastri perfetti così come di frizioni inconciliabili. D’istanti è un dialogo a due fatto di corpo e silenzio, di attimi rubati da custodire in eterno.
È la consapevolezza nel concedersi, la solidità nell’accogliere.

Una donna annega nella sua emotività…
un uomo tenta di salvarla
per poi esserne totalmente invaso

Seppur in pochi dolorosi e sconcertanti momenti di contatto,
passano istanti toccandosi immersi nell’ unico suono di una pioggia incessante
L’acqua come emblema naturale della conduttività dell’energia
Si passano la scossa
Infinite volte
Per ritrovarsi
nuovamente
d'istanti
 

Born as an extract from "Ode to the Fragile Man","d'istanti" explores the fragility of a relationship made up of moments, just moments, of great closeness that gives way to an unbridgeable distance,

the liquidity of the feminine that speaks, or at least tries to do so, to the solidity of the masculine.

A love that becomes concrete but only in very rare moments

? I mA ?

 Regia e coreografia Erika Silgoner

musiche /

Numero interpreti : 1

Durata : 12 minuti

Con il sostegno di DANCEHAUSpiù 

Ima è un'affermazione che diventa domanda, una convinzione insinuata da dubbi. 

La piecé ha inizio con una solida e radicale affermazione di se stessi...

l'artista in scena sfida il pubblico, lo provoca, ne cerca le reazioni e ne indaga le fragilità, ma nella provocazione la protagonista trova le proprie incertezze,

e la sostanzialità palesata inizialmente diventa dubbio. Il dubbio porta con se una dimen- sione emotiva di fragilità insospettata ed insospettabile, ed in questa nuova condizione la protagonista si perde...

perde la sua forma iniziale per lentamente ritrovarsi in una più umana mobilità,

che ne rinvigorisce i sensi, donandole un nuovo compassionevole legame con lo spettato- re. Ima è un'indagine che appartiene a tutti, è la distruzione della formale sicurezza e l'ac- cettazione di una mobilità che rende incerti, mutanti, ma abili alla metamorfosi, alla eleva- zione di se stessi. 

Ima è riconoscersi, nudi, impreparati, vivi.

Ima is a statement that becomes a question, and a conviction that insinuates doubt. 

The soloist begins by laying down a gauntlet and challenges the audience to a silence game leading to a paced and electric dynamic.
The atmosphere turns when Hamlet's doubts invade the mind of the dancer:
Who am I? What am I? Where am I? 

From this moment the artist doesn't know anything anymore.
The performance is the mirror of a reality that disorients the essence of being human.

4 JOHN

Regia e coreografia Erika Silgoner

Musiche John Cage

Numero interpreti : 6/8

Durata : 60/70 minuti

Con il sostegno di DANCEHAUSpiù 

This was meant to be a tribute to the brilliant American composer of the ‘900 John Cage. It is a study of sound and silence and the sound reactions and its dynamics. A crucial element in this work is the interaction between artist and audience. This interaction is es- sential to such an extent as to affect implementation and duration of the performance. 

“The sound describes dynamics, it moves through the limbs of the dancer drawing a contemporary portrait of the moment you’re living.
When the audience prescind from the concept and starts to absorb it in a natural way, the movement becomes culture and the dancer becomes the connection between art and au- dience.” 

Esklan confirm, with this work, to own a charming and original personality leading the viewer to the total involvement, leaving him satisfied but never satiated. 

“4 JOHN” nasce come studio sul suono e sulle reazioni che da esso derivano.
L’uso dell’istintività legata al movimento è di basilare importanza nella costruzione di questa piece. Il danzatore percorre dei binari già tracciati, ma le varianti, in mano al pubblico alle sue reazioni volontarie ed involontarie, rendono lo spettacolo sempre onesto e mai realmente replicabile. 

Partendo dal “rumore”, dalle influenze e dal disturbo che da esso derivano, gli artisti in scena si trovano a “discutere” col pubblico iniziando a spaziare attraverso varie tematiche, che vengono accarezzate con ironia e leggerezza, finendo con un’amara riflessione circa la cultura e quanto essa possa essere influenzata dal “rumore” dei tempi. 

“4 JOHN” è uno spettacolo divertito ed ironico, è una provocazione leggera inserita in una riflessione profonda.